Chirurgia Plastica: Botox ‘Taroccato’ Per 10% Fiale Usate In Italia
Roma, 4 mag (Adnkronos Salute) - Non solo occhiali, borse, cinture o cd ‘tarocchi’ . In Italia anche le iniezioni ’spiana-rughe’ di botulino nell’8-10% dei casi sono ‘clandestine’: cioè fiale diverse dall’unico farmaco autorizzato nel nostro Paese, e di dubbia provenienza. Lo denuncia Niccolò Scuderi, direttore della cattedra di Chirurgia plastica dell’università La Sapienza di Roma, a margine del XVIII Congresso nazionale della Società italiana di medicina estetica, al via da oggi domenica a Roma. "Dal momento che in Italia c’è un’unica tossina botulinica autorizzata come farmaco per uso estetico - spiega Scuderi - l’azienda produttrice confrontando i dati di vendita e quelli dei trattamenti effettuati dai medici ha registrato una percentuale, pari a circa un trattamento su dieci, che ’sfugge’ ai numeri". Sulla provenienza di queste fiale ‘pirata’, Scuderi ipotizza che si tratti di prodotti acquistati all’estero o venduti ‘clandestinamente’ a prezzo più basso a medici poco seri che li utilizzano sui loro pazienti. Con rischi a volte altissimi. In America ad esempio - racconta il chirurgo - ci sono stati casi gravi di avvelenamento con un prodotto non autorizzato che ha costretto i pazienti per diversi giorni in rianimazione. A insaputa del chirurgo, era stato venduto un dosaggio non diluito, come è necessario per uso estetico, ma 100 volte più concentrato. In pratica una dose da cavallo, che ha fatto rischiare la pelle ai pazienti ignari". Quanto ai filler riempi-rughe, "in Italia - denuncia Scuderi - c’è un mercato selvaggio perché non esiste una normativa ad hoc, ma può essere venduto qualsiasi prodotto che abbia il marchio Ce. Dunque sono tantissimi i prodotti in commercio, rispetto ad esempio agli Stati Uniti - aggiunge - ma molto meno controllati. Non c’è nessuna autorizzazione preventiva nè l’obbligo di sperimentazioni preliminari su un certo numero di casi, per verificare efficacia e sicurezza. E il marchio Ce è solo un indice di produzione e non di sicurezza. Per assurdo quindi - conclude - si può vendere anche un olio di oliva con la dicitura ‘filler’ purché abbia il marchio Ce. Tutto questo con inevitabili rischi”. (Fei/Adnkronos Salute)

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