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CORSA AL BISTURI

L’allarme del chirurgo plastico
‘Un’epidemia di facce da cinesi’

In aumento gli interventi per migliorare l’aspetto fisico: in Italia oltre 250mila e scende l’età del primo ‘ritocco’. Ma gli specialisti avvertono: ‘Si cerca un ideale astratto e i volti finiscono per assomigliarsi tutti’

Milano, 26 ottobre 2006 - In fila dal chirurgo per spianare rughe , cancellare borse, correggere nasi, alzare zigomi. «Ormai i numeri della chirurgia plastica sono altissimi anche in Italia: se parliamo di interventi importanti ne possiamo stimare oltre 100.000 l’anno, che salgono a più di 250.000 se si contano anche filler, laser e botulino. Il problema, però, è che troppo spesso si cerca un ideale astratto di perfezione. Il risultato? Volti tutti uguali, che sembrano fatti con lo stampino: facce tirate che danno un aspetto ‘da cinese’, come quelle di tanti personaggi dello spettacolo, così evidentemente ‘rifatte’ da risultare quasi sgradevoli».

A puntare il dito contro ‘il desiderio di perfezione’ che si trasforma in omologazione è proprio un chirurgo plastico: Nicolò Scuderi, direttore della Cattedra di Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica dell’Università La Sapienza di Roma. Scuderi ha posato il bisturi e preso la penna: a questi temi ha dedicato infatti il volume ‘Un elogio all’imperfezione. Bellezza, perfezione, etica nelle riflessioni di un chirurgo plastico’ (Editori Riuniti), presentato oggi a Milano e in libreria dalla prossima settimana prossima.

Un libro per aiutare aspiranti pazienti e colleghi «a capire il confine tra miglioramento e omologazione. Oggi si insegue un modello astratto di eterna giovinezza che rischia di compromettere la vera bellezza. Il chirurgo - spiega Scuderi - anzichè adeguarsi alle richieste esagerate di alcuni pazienti, deve farsi psicologo: capire dove, quando e se è indispensabile intervenire. Magari proponendo interventi più soft e meno invasivi».

Ma cosa chiedono oggi le donne e gli uomini che ricorrono al ritocco? «Esistono due tipologie di pazienti - dice l’esperto - i ventenni, che decidono di correggere difetti vissuti da anni come tali, come un naso importante o un seno ‘invisibile’». Poi ci sono gli italiani ‘in fuga’ dai segni del tempo. «Vanno dai 35 ai 70 anni: l’età del primo intervento è scesa negli ultimi anni, e a differenza di qualche anno fa non ci sono più gradi dive di riferimento. È tutto più veloce, e anche i modelli estetici cambiano in fretta», sottolinea il chirurgo.

Viso e seno sono le parti del corpo più ‘bersagliate’. I ritocchi visibili in tv, nonostante molti Vip li neghino, sembrano testimoniare il problema evidenziato da Scuderi. «Si tratta di interventi spesso eccessivi, che a discapito di freschezza ed espressività tendono a eliminare ogni ruga, gonfiare zigomi e labbra, regalando un aspetto artefatto e tirato». Meglio ‘tagliandi’ periodici con piccole manutenzioni, piuttosto che interventi importanti spesso eccessivi, suggerisce Scuderi. «Parlando con il paziente, si può capire come agire al meglio per ringiovanire un volto in modo non artificioso. È importante - sostiene l’esperto - anche saper dire di no a richieste sproporzionate».

Come ad esempio quelle di un giovanissimo che, avendo notato una lieve gobbetta sul naso, si era sottoposto a quattro interventi da altrettanti specialisti, finendo per ritrovarsi con un nasino ‘alla francese’ correggibile solo con un intervento di chirurgia ricostruttiva. Insomma, da un ‘mago’ della bellezza arriva l’inatteso elogio dell’imperfezione. «Non è bello solo un volto liscio e senza una ruga. A volte - dice - qualche imperfezione può essere il segreto del fascino di una persona. Tutti dobbiamo imparare a ‘perdonarcì le nostre imperfezioni - conclude - a capire come renderle punti di forza».
da Quotidiano.net

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