Zapatero vieta gli spot della chirurgia plastica

Nell'ultimo anno in Spagna sono stati realizzati 400mila interventi di chirurgia plastica: è un vero record in Europa

Una nuova legge nel Paese con più interventi estetici in Europa

Revolución negli spot tv della Spagna, il Paese più «rifatto» d’Europa, dove spopola Corporación Dermoestética, la multinazionale della bellezza presieduta e posseduta al 52% da José María Suescun Verdugo, l’uomo che ama definirsi «il maggior consumatore di protesi mammarie d’Europa».La nuova legge sull’audiovideo, promossa dal governo del premier socialista Zapatero e approvata ieri dalla Camera, sancisce nella fascia di «protezione» per i minori (dalle 6 alle 22) il divieto di pubblicità che suscitino il «rifiuto della propria immagine e incitino all’emarginazione sociale a causa di una condizione fisica oppure all’esaltazione di fattori di peso o estetici». La legge colpisce dunque al cuore l’industria spagnola del «restyling», che tocca le 400 mila operazioni l’anno. E l’impero di Verdugo, che nel
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2008 ha bombardato le spagnole con 14 mila spot, equivalenti a 73 giorni di pubblicità, in cui offriva lifting, liposuzioni, operazioni ai glutei, mammoplastiche.Un’impresa così gettonata da entrare a far parte del gergo popolare con la battuta: «Quella non la mette a posto neppur Corporación Dermoestética». Non a caso un sondaggio della multinazionale sottolinea come il 100% degli spagnoli conosca benissimo il «marchio della bellezza». L’impresa, poi, è l’unica del settore in Europa a essere quotata in Borsa. A Plaza de la Lealtad ancora ricordano il debutto: il fondatore si presentò accompagnato da 50 modelle, vestite con attillate uniformi da infermiere. E’ stata l’ennesima trovata di questo genio del marketing. Al contrario di quanto si potrebbe pensare non è un chirurgo, ma un diplomato nel settore della marina mercantile che non ha mai ha solcato i mari, ma che ha costruito una fortuna da impiegato di una ditta tedesca di prodotti per capelli. L’impero è nato nel ’79, con un investimento di 7 mila euro. Prima si è fatto le ossa con il «peeling» e le labbra al collagene, importato dalla California. Poi ha creato le cliniche di chirurgia estetica, che hanno conosciuto un vero boom grazie a un’altra invenzione da guru delle finanze: la «bellezza a rate», anche nota come la «democratizzazione della bellezza». Chiunque poteva rifarsi la silhouette pagandosi gli interventi in un periodo variabile, a scelta del cliente. La Spagna prima e l’Europa dopo si sono arrese alla multinazionale, che però, di recente, ha chiuso i battenti in Inghilterra e poi in Italia per colpa delle crisi. Nei primi 9 mesi del 2009 sono state registrate perdite per 2,9 milioni di euro contro un utile di 163,3 nello stesso periodo del 2008. E’ stato un successo dovuto in larga parte agli spot. «Il marketing è una delle voci più importanti, perchè si deve essere il marchio di riferimento», assicurava il re della chirurgia estetica a rate. Uno studio interno dell’impresa rivela che la cliente tipo è una donna tra i 31 e i 45 anni (che concentra il 44% della domanda), seguita da quelle tra i 46 ai 55 anni. E le ragazzine? Anche loro sono clienti di Corporación Dermoestética: la fascia tra i 18 e i 30 anni rappresenta il 24% dei clienti). D’ora in poi, però, senza spot fino alle 22 dovrebbe calare la richiesta alla mamma per «un par de tetas nuevas».

GIAN ANTONIO ORIGHI

MADRID da La Stampa.it

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